Il paese era stanco anche già nel ‘92, quando esplodeva tangentopoli, vista come il simbolo della corruzione e di un sistema che era diventato debole per mancanza di alternativa, di ricambio, di critica. Un sistema compromissorio, con comportamenti simili per il potere e la sua opposizione.
La democrazia è un sistema difficile da gestire, complesso nelle sue forme cui spesso non corrispondono i contenuti. Ed è anche un sistema stancante, che chiede l'impegno, sensibilità, responsabilità, sacrificio. La democrazia nasconde sempre l'illusione di se stessa, di essere al servizio del popolo tutto per il rito elettorale e non, come avviene, per gruppi di potere, piccole e grandi oligarchie, sindacati di interessi.
La vera grande questione politica dell’estate è certamente la discussione in Parlamento del disegno di legge sulle intercettazioni.
E’ un problema complesso, spinoso, che spesso è affrontato sull’onda della polemica corrente senza approfondire i risvolti etici che vi si nascondono. Benedetto Ippolito, ricercatore dell’Università di Roma Tre ed editorialista del Riformista, ha risposto ad alcune domande.
Professore, sul Riformista di oggi lei dice che Berlusconi ha perduto un’ennesima occasione politica. Può spiegarci in che senso?
La mia tesi è che Berlusconi ha disatteso molte promesse, ma ha realizzato in questi 8 anni di governo alcuni obiettivi importanti, tra cui la legge 40 e alcuni interventi a difesa della vita umana, come nel caso struggente di Eluana Englaro. Ovviamente, tali risultati sono stati alternati a iniziative volte solo a tutelare l’interesse personale.
La legge contro le intercettazioni, però, non è di questo tipo. Si tratta di dare un’interpretazione normativa ad una giusta esigenza di libertà altrimenti calpestata. Non è, insomma, una legge bavaglio, ma una legge a tutela della privacy.
Lei sostiene che in gioco vi è addirittura la libertà e l’eguaglianza. Può spiegare in che senso?
Guardi, la cosa è semplice. Vi sono delle libertà che rappresentano delle prerogative soltanto di pochi o di alcuni, mentre altre che sono veramente di tutti. Il diritto alla privacy è di quest’ultimo tipo, a differenza invece della libertà di stampa o di inchiesta. Ecco perché difendere un margine di impermeabilità del privato all’uso pubblico delle intercettazioni è un’importante battaglia a favore dell’eguaglianza.
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