Naturalmente, la situazione è molto intricata, e lo diverrà probabilmente sempre di più nelle prossime ore.
La mia persuasione è che Gianfranco Fini abbia molte ragioni comprensibili per lamentarsi, ma che, come ho detto a caldo nel momento massimo della contesa tra i due, non sia molto convincente il modo e il valore della sua proposta di minoranza. Non è chiara la linea. Non è chiaro il modo d’interpretare in modo laicista il liberalismo di destra. Non è chiaro se egli può essere in grado di governare così il Paese, non godendo di nessuna credenziale in Vaticano e di un fragile consenso nei settori strategici dell’economia.Se si guardano i suoi riferimenti volanti, Sarkozy e Giscard, non si preannuncia nulla di buono. L’elemento cattolico permea la società italiana, è la base della nazione, è lo spirito profondo del popolo italiano, e deve trovare una sua manifestazione laica e politica, senza flessioni clericali e senza paure.
Sono convinto che il punto dolente di Fini sia la visione etica debole, non il metodo e il modo condivisibile di esigere più democrazia interna e più legalità. Fini ha un’idea politica, ma si tratta di un’idea sbagliata. Dare dottrina all’intreccio tra neo socialismo e neo conservatorismo è l’unica via possibile per i moderati italiani. Pensare una destra liberal, laicista, individualista e debole sui principi morali, produce eccitazione ma non garantisce né il bene comune né il successo futuro.
Poi c’è la tattica. Un esempio penetrante di ciò che penso è la lettera pubblica che Stefania Craxi, Sottosegretario agli Esteri, ha rivolto oggi sul Corriere della Sera proprio a Fini. Mi sembra, infatti, che lì venga giustamente rimarcata la mancanza di concretezza del presidente della Camera, il quale potrebbe lavorare per migliorare la qualità della politica di Berlusconi, invece che remare contro ogni iniziativa buona o brutta lanciata dal suo partito. L’ex leader di An, d’altronde, viene dalla destra italiana, la quale aveva sì tanti difetti, ma non quello di essere relativista sui valori; come può egli farsi garante adesso di una svolta secolarista?
Ma che spazio può esservi per una mozione di questo genere, strumentalmente appoggiata solo dalla sinistra?
La riflessione di Stefania Craxi mi porta ad associare l’atteggiamento di Fini a quello dei bambini che fanno i capricci. Tutti sanno che è difficile chiedere ragione di quei comportamenti perché l’intento è manifestare un diniego irrazionale verso i genitori. Purtroppo, l’analogia che permette di comprendere veramente il modo di fare dei finiani è ben peggiore, perché più simile a quello di una moglie che vuole divorziare a tutti i costi e inventa gli escamotage che le servono per chiudere col marito.Comunque andrà, i finiani sono simpatici, perché vogliono discutere. E la mancanza di dialogo, radice dell’enorme carenza culturale che domina la scena, è stato il vero cancro che ha divorato dall’interno il berlusconismo, trasformandolo da sogno di tutti in deriva monocratica assoluta e personalista.
A questo punto, è importante che la situazione in casa Pdl sia risolta dove il problema è sorto, ossia nella politica.
Quella tra Fini e Berlusconi non è un raffreddore da fieno e neanche una ferita che si rimargina da sé, ma una scissione in atto, che loro stessi devono capire come gestire con intelligenza, senza pavoneggiarsi in una reciproca antipatia che può far sgretolare il castello di sabbia che hanno innanzi. La mia impressione è che sarebbe utile al Pdl andare verso una crisi di Governo. Ciò permetterebbe di dare all’Italia un esecutivo tecnico, di larghe intese, non necessariamente con scadenza ravvicinata. Lasciare consentirebbe, inoltre, di scongiurare le elezioni anticipate, che sarebbero inutili. E, alla fin fine, metterebbe in condizione Berlusconi, Fini e gli altri di lavare i panni in casa propria, risolvendo senza l’onere del governo i gravi problemi politici che investono la propria area di consenso.I cittadini sono stanchi. La gente non ne può più. Il lassismo morale dei potenti genera nausea e rigetto ovunque.
Il futuro della politica italiana sicuramente resterà ancora per un po’ nelle mani di Berlusconi. Egli dovrebbe, tuttavia, abbandonare momentaneamente le leve del comando, dare serenità allo Stato con un gabinetto non politico e non presieduto da lui, e rimettere in piedi in breve tempo le compagini del suo partito con o senza la scissione di Fini.Andreotti diceva che il potere logora chi non ce l’ha. Ebbene, oggi sembra invece che stia logorando proprio chi ce l’ha stabilmente da oltre un decennio.
L’imperativo categorico è: tornare alle origini. Tornare ad essere società e non amministratori di se stessi e dei propri insignificanti interessi.
Benedetto Ippolito

Pierluigi Gilli
said:
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Occorre un forte recupero dell'etica tradizionale italiana "E' la mancanza di dialogo, radice dell’enorme carenza culturale che domina la scena, è stato il vero cancro che ha divorato dall’interno il berlusconismo, trasformandolo da sogno di tutti in deriva monocratica assoluta e personalista"; annoto: con l'aggravante di un entourage sempre più politicante e sensibile allo sfruttamento delle posizioni di potere e la messa da parte di chi è rimasto (ingenuamente?) legato allo spirito iniziale del centrodestra italiano. E' venuta meno la funzione propulsiva, "rivoluzionaria" per l'ingessato mondo politico italiano, un ritorno "a casa" nel segno della spartizione di fette di potere. Anche la caduta personale della credibilità etica o l'inseguimento acritico della "modernità" laicista allontanano, su fronti differenti, dalla tradizione moderata italiana, in cui i valori repubblicani si fondono inevitabilmente con la cultura cattolica (altrimenti abbandonata alle correnti cattoliche pauperiste), da cui - come annota acutamente Benedetto Ippolito - non si può comunque prescindere per ragioni storiche, culturali e di identità nazionale. |
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Pierluigi Gilli
said:
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Occorre un forte recupero dell'etica tradizionale italiana "E' la mancanza di dialogo, radice dell’enorme carenza culturale che domina la scena, è stato il vero cancro che ha divorato dall’interno il berlusconismo, trasformandolo da sogno di tutti in deriva monocratica assoluta e personalista"; annoto: con l'aggravante di un entourage sempre più politicante e sensibile allo sfruttamento delle posizioni di potere e la messa da parte di chi è rimasto (ingenuamente?) legato allo spirito iniziale del centrodestra italiano. E' venuta meno la funzione propulsiva, "rivoluzionaria" per l'ingessato mondo politico italiano, un ritorno "a casa" nel segno della spartizione di fette di potere. Anche la caduta personale della credibilità etica o l'inseguimento acritico della "modernità" laicista allontanano, su fronti differenti, dalla tradizione moderata italiana, in cui i valori repubblicani si fondono inevitabilmente con la cultura cattolica (altrimenti abbandonata alle correnti cattoliche pauperiste), da cui - come annota acutamente Benedetto Ippolito - non si può comunque prescindere per ragioni storiche, culturali e di identità nazionale. |
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