La consapevolezza forte, insomma, che le idee che ispirano quella politica non mi piacciono, specialmente nei valori fondamentali, mi ha portato a tenere la distanza intellettuale da lui. In realtà, però, qualcosa d’interessante sta caratterizzando l’evoluzione politica di Vendola. Mi riferisco al modo in cui ha imposto la sua candidatura alla nomenclatura del Pd. Mi riferisco al modo in cui, non a caso, la magistratura ha cercato di farlo fuori. Mi riferisco alla grinta efficace che ha mostrato in questi giorni nel lanciare un’alternativa politica al sistema.
Che cosa ha Vendola che gli altri non hanno?
Bé, la prima considerazione riguarda l’area politica di opposizione. Confesso che ritengo, questa volta non ignorandone tutte le suggestioni, che la compagine della sinistra antagonista, bertinottiana, inclusi Ferrero e Rizzo, sia piuttosto ridicola. Sì, certamente, sono persone oneste e perbene, degli idealisti, ma la loro politica ha fatto molti danni al Paese, ed è un merito di Veltroni averne dissolto la presenza parlamentare. Di lui parlerò magari un’altra volta, ma quello di aver prosciugato la riserva indiana dell’antagonismo pararivoluzionario è un grande merito storico del fondatore del Pd.
Vendola, tuttavia, è altra cosa dai suoi e da loro. Appartiene a quella parte politica, di cui condivide retorica e riferimenti, ma si è cimentato al governo di una regione complessa con efficacia e piglio concreto. E’ stato rieletto a furor di popolo. Non è il solito velleitario, dunque, ma un leader consolidato e efficace.
Inoltre, ha due caratteristiche molto importanti, oltre l’intelligenza. Davanti al berlusconismo, egli è l’attuazione del pensiero negativo di Theodor Adorno. Ossia, è oppositore consistente. Per nulla legato all’apparato, almeno a quanto pare. Inoltre, si mostra fragile al punto giusto alla gente, senza essere debole per niente. Una strana fusione che può funzionare come immagine sacra della sinistra, sempre alla ricerca del cauto e un po’ ipocrita vittimismo benpensante.
Oggi egli dichiara guerra al centrodestra in panne. E lo fa, com’egli ha efficacemente detto, sparigliando le carte del mazzo. Per il Pd è un pungolo. Per la sinistra una possibilità. Per il Pdl e la Lega, forse per la prima volta, un giocare a rincorrere il perdente.
Cosa insegna questo fatto?E’ semplice. Nell’area berlusconiana c’è bisogno di respiro, c’è bisogno di tirare fuori il settebello, il proprio Nichi Vendola. Non si vede chi sarà, ma ce n’è proprio bisogno. Perché quando l’aria è viziata, è bene spalancare le finestre.
Vendola potrebbe essere, se non lo neutralizzano i suoi, un rivale nazionale difficile per il centrodestra, ma anche una possibilità per tutti. In un gioco di specchi, infatti, si attende qualcosa di simile anche dall’altra parte. Non un tecnocrate, un riciclato o un numero due, ma un nuovo personaggio fresco, vero, in grado di assumere e rappresentare il meglio della nostra tradizione italiana, imprenditoriale e professionale. Possibile che nel centrodestra non vi sia un colpo di reni simile e un’ondata di disdegno alla Vendola verso i propri dirigenti politici?
Io penso a qualcuno le cui credenziali siano che non piace a Berlusconi e Fini, ma che attrae le persone normali, ossia gli elettori di centrodestra. Qualcuno che sappia fare la politica giusta, senza schemi manichei, senza nemici, utilizzando i patrimoni d’idee guadagnati sul campo che sono opportuni nel momento opportuno, indirizzandoli rapidamente verso un’autentica esecuzione.
E’ possibile, e, fatti due conti, non è poi così assurdo riuscirci.
Benedetto Ippolito













