2° parte: più tasse per tutti.
Dopo aver appurato la gravità dei tagli contenuti nel provvedimento del governo è stato pure ammesso che le tasse non sono aumentate. Già … ma non sono neppure diminuite!A dire il vero, quest’affermazione dipende dalla fonte di rilevazione che si prende in considerazione. Il sistema fiscale italiano, come ben sappiamo, è veramente complesso e per questo non sempre le analisi condotte dai vari istituti sono univoche nei risultati.
Possiamo dire comunque che anche laddove si registra una diminuzione dell’imposizione fiscale, questa non supera l’1%.
Risultati ben lontani da quelle che erano le promesse del famoso “Contratto con gli italiani”, dove si legge: “Abbattimento della pressione fiscale: con l'esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui (11.362 Euro); con la riduzione al 23% per i redditi fino a 200 milioni di lire annui (103.291 Euro); con la riduzione al 33% per i redditi sopra i 200 milioni di lire annui”. E tutto questo sarebbe dovuto avvenire entro il 2006.
Siamo nel 2010 e come stanno le cose al riguardo?
Questi sono gli odierni scaglioni di reddito e le relative aliquote IRPEF:
Redditi da 0 a 15.000 Euro : aliquota 23%
Redditi da 15.000,01 a 28.000 Euro : aliquota 27%
Redditi da 28.000,01 a 55.000 Euro : aliquota 38%
Redditi da 55.000,01 a 75.000 Euro : aliquota 41%
Redditi oltre 75.000 Euro: aliquota 43%
Questi dati mostrano una realtà ben lontana dalle promesse od obiettivi che dir si voglia.
Secondo l’ISTAT la pressione fiscale in Italia è salita al 43,2% nel 2009, aumentando di tre decimi di punto rispetto al 2008 (42,9%). Una pressione fiscale che amplia lo stacco di oltre tre punti percentuali con la media europea che l'anno scorso si è attestata al 39,5% (dal 40,3% del 2008). Un bel record per il governo del “meno tasse per tutti”. Due anni fa eravamo al settimo posto, ora ci superano solo Danimarca (49%), Svezia (47,8%), Belgio (45,3%), Austria (43,8%). Paesi in cui, però, lo Stato è molto più assistente verso i cittadini.
Oltre il 15% delle famiglie italiane vive in condizioni di disagio economico, con una percentuale che supera il 25% nel Mezzogiorno. Nel 2009 il potere d’acquisto pro capite è scivolato sotto il livello del 2000.
Dopo aver letto questi dati, provate ad accedere al sito di You Tube e scrivete sul motore di ricerca questa frase: “moralmente autorizzato ad evadere le tasse”. A voi ogni considerazione …
Certamente nel frattempo ci sono stati scossoni pesanti come l’attentato dell’11 Settembre 2001, la crisi generata dalla bolla dei mutui subprime, la crisi finanziaria globale che ha avuto come epicentro il fallimento di Lehman Brothers, per cui armati di realismo critico si potrebbe affermare che è comprensibile e giustificabile che non siano stati raggiunti i traguardi prefissati in materia economica e finanziaria-fiscale, ancorché non si sia registrata neppure una tendenza tangibile verso tali obiettivi. Indubbiamente l’ultimo decennio ha visto dei cambiamenti e degli sconvolgimenti di equilibri geopolitici epocali, ma d’altro canto un economista, seppure mediocre o un dirigente politico, ben sa che ogni tempo ha le proprie crisi (così pure come le fasi di crescita), che si ripetono ciclicamente. Quello che non si può prevedere con certezza è la tempistica con cui si presenterà la crisi e, se non con qualche azzardata previsione, quale sarà l’origine e quali saranno gli effetti.
Il centrodestra nel redigere il programma di governo è stato allora troppo ottimista, pensando di avere davanti a sé il primo decennio della storia senza problematiche cruciali oppure è stato ingenuo oppure ha abusato di tattiche propagandistiche, di tecniche di marketing, di manipolazione della comunicazione.
Il punto è questo. E’ pur vero che l’abilità di un politico sta nel presentare il bicchiere come mezzo pieno e non come mezzo vuoto, però se il bicchiere è vuoto o quasi e promette di avere la ricetta per riempirlo, posso dargli fiducia, ma se dopo dieci anni il bicchiere è ancora vuoto e in più mi chiede sacrifici per salvare almeno il bicchiere, al pari dei suoi predecessori, allora è lecito che ritiri la mia fiducia.
Per anni PDL e Lega Nord ci hanno fatto credere che la ripresa, grazie alla loro azione di governo, sarebbe stata dietro l’angolo o quasi. Abbiamo sentito che non dovevamo contenere i consumi, bensì dovevamo fare acquisiti per sostenere il commercio, comprare regali a Natale per dare impulso all’economia, scegliere con attenzione i prodotti per risparmiare (tutte cose condivisibili, entro una certa politica economica), ad ogni campagna elettorale abbiamo sentito discorsi che ribadivano segnali di riprese, compresa l’ultima consultazione per le regionali dell’Aprile scorso, quando pareva che i conti dello Stato fossero sotto controllo e con valori addirittura migliori di altri Paesi dell’eurozona.
Un cielo sereno quindi. Poi, all’improvviso, il fulmine della manovra di 24 miliardi di Euro. Deve essere stato un trauma prima per i governanti che per i cittadini, essere costretti a gettare la maschera dai grandi e ammalianti sorrisi e mostrare il vero volto del Paese. Un Paese che ha ancora molte risorse, ma che ha anche i segni drammatici di problematiche troppo a lungo trascurate e celate.
Un provvedimento necessario, ok, nessuno lo discute. Anche il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi e l’Unione Europea hanno asserito che le misure adottate erano necessarie ed opportune. Questi svolgono una funzione di “controllore” e, giacché la manovra è attendibile, i conti tornano e per il momento l’Italia o, per meglio dire, lo Stato italiano è a posto.
E poi? Che ne sarà dell’Italia intesa come individui, famiglie e imprese?
Il popolo italiano ha fatto la sua parte e ora si prepara a fare altri sacrifici, mentre l’attuale classe dirigente non ha predisposto alcun programma concreto per la ripresa economica, per far si che il PIL troni a crescere in modo sostenuto, per dare strumenti competitivi alle imprese, per offrire opportunità di occupazione. Per essere sinceri e precisi occorre anche riconoscere che parte delle responsabilità ricadono in seno all’Unione Europea, ma di questo si tratterà in altro momento.Non so voi, ma io alle promesse/favole da propaganda elettorale non credo più.
Quando parlo dell’odierna classe dirigente, faccio riferimento alla coalizione che ha responsabilità di governo, ma anche alle opposizioni che certamente non riescono ad essere propositive, affidabili e, cosa peggiore, non riescono ancora ad offrire un’alternativa. Su questo tornerò tra poco.
Prima c’è un altro aspetto da considerare: quello del lavoro.
Magnuss
in archivio:
1° parte: lo sviluppo economico non c’è ed arriva la manovra in stile centrosinistra.
2° parte: più tasse per tutti.
3° parte: un milione e mezzo di posti di lavoro rimasti sulla carta. E ora?
4° parte: il fallimento del PDL e Lega. Verso una nuova classe politica.













