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Intercettazioni: una opinione fuori dal coro?

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La vera grande questione politica dell’estate è certamente la discussione in Parlamento del disegno di legge sulle intercettazioni.
E’ un problema complesso, spinoso, che spesso è affrontato sull’onda della polemica corrente senza approfondire i risvolti etici che vi si nascondono. Benedetto Ippolito, ricercatore dell’Università di Roma Tre ed editorialista del Riformista, ha risposto ad alcune domande.


Professore, sul Riformista di oggi lei dice che Berlusconi ha perduto un’ennesima occasione politica. Può spiegarci in che senso?

La mia tesi è che Berlusconi ha disatteso molte promesse, ma ha realizzato in questi 8 anni di governo alcuni obiettivi importanti, tra cui la legge 40 e alcuni interventi a difesa della vita umana, come nel caso struggente di Eluana Englaro. Ovviamente, tali risultati sono stati alternati a iniziative volte solo a tutelare l’interesse personale.
La legge contro le intercettazioni, però, non è di questo tipo. Si tratta di dare un’interpretazione normativa ad una giusta esigenza di libertà altrimenti calpestata. Non è, insomma, una legge bavaglio, ma una legge a tutela della privacy.

Lei sostiene che in gioco vi è addirittura la libertà e l’eguaglianza. Può spiegare in che senso?
Guardi, la cosa è semplice. Vi sono delle libertà che rappresentano delle prerogative soltanto di pochi o di alcuni, mentre altre che sono veramente di tutti. Il diritto alla privacy è di quest’ultimo tipo, a differenza invece della libertà di stampa o di inchiesta. Ecco perché difendere un margine di impermeabilità del privato all’uso pubblico delle intercettazioni è un’importante battaglia a favore dell’eguaglianza.


Quindi, secondo lei il problema esiste davvero?

Sì. Se si guarda all’uso massiccio delle intercettazioni e al modo in cui sono stati messi in piazza fatti riguardanti persone totalmente estranee ad inchieste, il discorso diviene sensato e comprensibile. Si badi che tutelare la libertà dei cittadini non significa limitare la libertà di stampa e d’inchiesta, ma dare delle regole operative.

Perché, allora vi è questa corsa ad ostacoli per chiudere tutto prima della pausa estiva?

Sicuramente perché vi sono anche interessi personali, ma non solo. La legge sulle intercettazioni è diventata una questione di principio su cui modulare i rapporti difficili tra Berlusconi e Fini nell’area di maggioranza.

Perché si vede il magistrato come un nemico invece di vederlo e immaginarlo come colui che ci difende dalla criminalità?

Ogni giudizio politico è figlio di una storia. E la storia della giustizia in Italia ha chiari e scuri. Gli abusi, voglio dire, non sono stati solo dei casi sporadici, ma purtroppo una costante, ovviamente non generalizzabile, nel comportamento dei giudici, i quali evidentemente svolgono, nella maggior parte dei casi, benissimo il proprio lavoro.

Non sembra abbastanza palese e visibile questa forma mentis per cui il magistrato non è un potere dello Stato, ma un nemico da combattere?

Certamente questo atteggiamento di ostilità del centrodestra verso la Magistratura c’è stato, ed è stato un errore dovuto anche a problemi di tipo personale. Bisogna dire che questo Paese ha vissuto mani pulite, una stagione rivoluzionaria, iniziata quindici anni fa per fini di giustizia e finita per fini politici. Bisognerà attendere ancora molto tempo prima di avere una sinistra meno follemente innamorata della magistratura e una destra meno pregiudizialmente ostile. D’altra parte, chi difende i magistrati, in questo momento, anche a destra, non lo fa per senso dello Stato ma per legittimo interesse.

Riducendo i mezzi di lotta (ad esempio alla mafia) non si rischia di favorire la criminalità, contro cui in certi casi, l'intercettazione è davvero arma indispensabile?

Certamente, ma questo è un altro problema rispetto alle intercettazioni.

Le sembra che con questo DDL stampa e proprietà giungano ad una "convivenza" forzata o forzosa troppo pericolosa?

La mia sensazione è che non vi sia un’alleanza tra trono e altare, vale a dire che non vi sia una complicità sempre consapevole tra stampa e magistratura. Compito della politica è salvaguardare e rafforzare la democrazia, vale a dire i diritti delle singole persone e della società, dando regole che limitino le diseguaglianze. Forse non ci pensiamo mai abbastanza, ma un cittadino qualunque può essere intercettato e vilipeso pubblicamente nella sua onorabilità, mentre pochi sono coloro che possono farlo agli altri: giornalisti, editori e magistrati, appunto.

Non si rischia di togliere la libertà alla redazione con un’ingerenza più profonda e forte da parte della proprietà per questioni economiche, relative alle pensanti sanzioni?
Non si tratta secondo me di ingerenze sulle libertà di stampa. E’ piuttosto associare ad un potere, quello d’informare, una responsabilità, quella di non danneggiare arbitrariamente gli altri. Al centro devono rimanere sempre i cittadini e le loro libertà, anche di dire il falso o inventarsi un reato al telefono per il solo piacere di volerlo fare.


Il Garante per la privacy si è espresso sul DDL considerandolo un "pericolo". Dello stesso parere è - quasi - in modo unanime la stampa (e i suoi rappresentanti presso le istituzioni). Anche organismi internazionali non nascondono preoccupazioni e disaccordo nei confronti del testo di legge; sono solo prese di posizione politica oppure un reale rischio per la libertà esiste?

In tutto può esservi un rischio di abuso o di estremizzazione. Il punto, però, rimane. Io non posso come magistrato e come giornalista entrare con violenza nella vita degli altri pensando che sia compiere una normale prassi di lavoro. Non esiste rimedio alla distruzione della dignità personale. I Magistrati che indagano dovrebbero vigilare sulla discrezione delle loro indagini almeno quanto i giornalisti sull’uso dello strumento mediatico di cui dispongono. La libertà senza democrazia, infatti, è più pericolosa dell’assenza di libertà, mentre l’auspicio è che i due elementi, autonomia individuale e responsabilità sociale, crescano assieme e in modo ordinato e coerente.

di Andrea Margutti

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