Unione Italiana

Il Governo disattende gli impegni e getta la maschera (4)

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4° parte: il fallimento del PDL e Lega. Verso una nuova classe politica.

Dopo aver analizzato la situazione economica e dell’occupazione, dopo aver constatato che la coalizione PDL + Lega Nord non è riuscita a perseguire gli impegni dichiarati (e mai rivisti o smentiti), dopo aver accennato all’urgente e imminente lavoro che bisogna avviare, ritorno sul punto sopra delineato, cioè chi può attuare questi processi per conto della pubblica amministrazione.

Il centrodestra, come dimostra questa manovra finanziaria, ha dovuto gettare la maschera e ammettere, seppure in modo soft, il fallimento degli obiettivi propagandati. Non credo che godrebbe più della fiducia della maggioranza degli italiani se domani si votasse. Uso, tuttavia, il condizionale poiché potrebbe comunque avere la maggioranza di voti per essere rieletto. In tal caso non sarebbe tanto per la solita favoletta propagandistica o per il marketing elettorale, quanto piuttosto per l’assenza di un’alternativa credibile.

Non si offendano gli amici di centrosinistra, ma se fossero al governo farebbero le stesse cose che sta facendo il centrodestra che, a sua volta, ricalca i governi Prodi. Certo l’abito è diverso ma il corpo dei provvedimenti è assai simile.

Sui motivi per cui anche la classe dirigente del centrosinistra non mi pare in grado di risollevare le sorti del Paese, mi permetto di rimandarvi alla lettura dell’articolo “Manovra finanziaria e superbia della sinistra” dell’ottimo Benedetto Ippolito (pubblicato su questo sito).

E’ necessario dunque reperire e formare una nuova classe politica dirigente. Stavolta per davvero. Non deve essere una vana illusione com’è stata Forza Italia/PDL.

Si cominci col ritrovare un sano orgoglio nazionale, non retorico patriottismo, ma consapevolezza delle enormi risorse che il Bel Paese possiede, a cominciare dalle risorse umane. Gli italiani sono un popolo di anzitutto di lavoratori, pronti ai sacrifici, dotati d’ingegno e creatività e incuriositi delle novità, ci sono grandi menti che spesso però si trasferiscono all’estero, esiste una cultura che risale alla notte dei tempi, l’immagine del “Made in Italy” è apprezzata in tutto il mondo e ci sono molte altre potenzialità che, sono certo, ciascuno di voi potrà aggiungere a questo abbozzato elenco.

Fra di voi che state leggendo o fra i vostri amici, colleghi, vicini, senz’altro è presente qualcuno che, secondo le proprie attitudini, può trovare posto nella nuova classe politica.

Urge creare le condizioni affinché coloro che hanno queste attitudini trovino la possibilità di inserirsi nell’apparato politico-amministrativo.

Il problema odierno dell’Italia, in fondo, è ancora quello che Margaret Thatcher confidò a Giulio Andreotti negli anni ’80: “L’Italia è un grande Paese, ma con una politica marcia”.

Abbiamo nutrito molte speranze nella cosiddetta seconda Repubblica: purtroppo, dopo sedici anni dobbiamo constatare che sono sì cambiati gli attori, ma il copione è rimasto quasi lo stesso.

Ronald Reagan, al pari della “Lady di ferro” diceva un’altra grande, seppur scomoda, verità di valenza universale: “Le menti migliori non stanno al governo, perché se fossero lì l’impresa privata le porterebbe via”.

Come dicevo sopra però, oggi uno Stato moderno, che vuole essere forte e competitivo, deve trasformare la pubblica amministrazione in un’impresa che lavora al fianco e per le imprese private. Dovrà risultare normale che alcune delle migliori menti, fino ad oggi dedicate esclusivamente al settore privato, operino nelle posizioni dirigenziali del nuovo settore pubblico. Gli USA hanno già cominciato ed ora è la volta che anche in Italia lo Stato attinga risorse dal settore privato (imprenditori, lavoratori, studiosi, famiglie), per dotarsi di politici che siano manager del bene comune e si sostituiscano, almeno in buona parte, alla politica marcia.

Chiarisco che già nella classe politica di oggi sono presenti figure di valore, tuttavia, a parte pochi casi, queste non sono valorizzate o sono tenute “in panchina”.

Se non si creerà una nuova politica, non più centrata e accentrata sulla figura del leader, ma intesa come processo di gestione condiviso da una pluralità di soggetti capaci e competenti, attendiamo un’altra pesante manovra finanziaria.

Magnuss

in archivio:
1° parte: lo sviluppo economico non c’è ed arriva la manovra in stile centrosinistra.
2° parte: più tasse per tutti.
3° parte: un milione e mezzo di posti di lavoro rimasti sulla carta. E ora?
4° parte: il fallimento del PDL e Lega. Verso una nuova classe politica.
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