Il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello ha aperto nuovi spazi politici. Anche se non è qualcosa di realmente inedito e sconosciuto.
Il pronunciamento del presidente della Camera è apparso come la messa in stato d’accusa formale di Berlusconi con annessa l’apertura ufficiale di una nuova stagione politica critica, complessa e indecifrabile che ci porterà, prima o poi, alle elezioni.
D’altronde, anche quando si scioglie una società, prima si litiga, poi si constata che l’accordo non è più possibile e infine si va dal notaio.
Ora, tale presa di posizione sancisce la fine del Pdl?
Non è detto che sia così. Probabilmente il partito fondato nel 2009 continuerà ad esistere fino a quando a guidarlo sarà Silvio Berlusconi. E, vista la querelle con gli occhi di oggi, l’espulsione di Fini era inevitabile. Egli, infatti, con le idee che ha esposto e sta sviluppando non poteva fare altro che creare un nuovo partito, che ancora non c’è, ma presto arriverà. In tal senso, una cosa giusta l’ha detta ieri sera Maurizio Gasparri. Il Pdl non ha cambiato idee. Fini sì. Ovviamente, non è detto che ciò sia sbagliato, intendiamoci. Se in politica nessuno cambiasse posizione, non vi sarebbe più democrazia, e forse neanche intelligenza. Ma il fatto resta: Fini ha cambiato linea, non il Pdl. Pertanto, Fini deve aprirsi al nuovo, bene o male che sia, e non il Pdl.
Come valutare, allora, la svolta?











