Registrati

per aggiungere, commentare, votare i contenuti e segnalare problemi e opportunità

per vivere meglio la tua città *attraverso l'applicazione SALVAGUARDIAMO MILANO.*


accetto i termini e le condizioni sulla privacy

Login

per aggiungere, commentare, votare i contenuti e segnalare problemi e opportunità

per vivere meglio la tua città *attraverso l'applicazione SALVAGUARDIAMO MILANO.*



ICI alla Chiesa e tasse per tutti

17 feb 2012 | da Unione Italiana

Ha fatto sempre molto discutere il rapporto tra fiscalità ed equità in Italia. In particolare, è sempre sembrato come un orgoglio anticlericale il poter tassare finalmente gli immobili di proprietà della Santa Sede e insomma ridurre sul lastrico, o almeno tentare di farlo, il Vaticano.

Io, da cattolico praticante, penso che danneggiare la Chiesa sia comunque e sempre un errore. E lo è ancora di più quando a farlo è il potere pubblico e lo Stato. Tuttavia in questo momento le parole del cardinale Angelo Bagnasco sulla disponibilità ad accettare una revisione della politica fiscale di privilegio nei riguardi delle strutture ecclesiastiche suonano certamente come qualcosa di importantissimo.

Il tema è scabroso, anche se mi sembra che la soluzione pensata dal presidente del consiglio Mario Monti sia abbastanza equilibrata e, tutto sommato, giusta. Laddove vi sono attività commerciali di proprietà della Chiesa, è giusto che vanga imposta un adeguamento fiscale di queste a tutte le altre simili specialità. Quando qualcosa non ha ragion d’essere, non si capisce perché dovrebbe sussistere il problema. Laddove, invece, abbiamo a che fare con enti privati e pubblici no profit e finalizzati ad attività religiosa o di assistenza sussidiaria, il discorso è diverso, ed è chiaro che una minore fiscalità acquisisce una sua specifica e rilevante importanza sociale.

D’altronde questa delimitazione è decisiva per fissare l’idea stessa di bene comune, il quale si distingue dal bene privato per il suo valore e la sua utilità comunitaria. Non è la collettività o l’individualità, tuttavia, a sancire il criterio selettivo, bensì lo scopo. Quando quello che si fa non è indirizzato ad arricchire o a conservare una rendita personale o un interesse peculiare, è chiaro che deve esserci un’esenzione o comunque un trattamento fiscale diverso. La Chiesa, d’altronde, è da un lato un’istituzione divina, dotata di una sua legittimità pubblica. Ma dall’altro è una realtà privata che agisce all’interno delle diverse nazioni come una qualsiasi altra struttura privata con rispettiva rendita immobiliare e diversificati obiettivi commerciali.

Forse riuscire anche fiscalmente a distinguere bene queste due situazioni, sebbene non facilissimo, è quanto di più essenziale debba essere fatto in un periodo di così dura crisi per tutti. Giustizia, non a caso, insegnava san Tommaso d’Aquino, significa equità. Ed equità vuol dire proporzione e livellamento, con un’adeguata cancellazione dei privilegi. Ivi compresi quelli ecclesiastici, i quali, evidentemente, quando non sono espressione di attività religiose o di assistenza sociale, non possono restare esenti dal tributo a Cesare, sebbene debbano potersi muovere liberamente e legalmente sul mercato e nella società inseguendo le proprie motivazioni spirituali.

Benedetto Ippolito

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>