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La politica degli annunci è morta. E questo non è un male. In periodi di crisi le promesse stanno a zero. E basta ascoltare il Monti televisivo per accorgersi che la comunicazione sui mass media è cambiata e sta andando verso un’analisi, piuttosto che verso i “contratti” con gli italiani. Verso sbilanciate o troppo bilanciate interviste.
C’è chi produce lacrime e sangue e lo fa senza un reale confronto con l’opinione pubblica, senza troppe domande da parte dei giornalisti e senza occuparsi troppo di avere un consenso. E questo perché al governo ci sono i tecnici, non eletti dal popolo, liberi perciò da quelle dinamiche a cui, invece, devono sottostare i partiti. Ma questo è un momento particolare.
I partiti che saranno presto rimpianti perché strumenti democratici per far valere la propria idea di società, quei valori a cui si rifanno, la loro visione di bene comune, oggi sono fermi ad aspettare in panchina sperando e pregando che l’allenatore (non si sa se sia l’Europa, la finanza mondiale o chi altro) li richiami in campo.
Comunque un sano aumento dei controlli andava fatto, nessuno è per l’evasione e tutti siamo per l’Italia, ma occorre forse condurlo con metodi più liberali che con un esercizio “violento” della legalità che colpisce tutto e tutti senza il criterio del mancato rispetto della legge. L’evasione non si presume, si contesta quando questa si verifica. Non si può localizzare (vedi caso Cortina “battuta a tappeto” e poi caso Roma), ma si fa a tutto campo e sempre.
Purtroppo si sa, le critiche non sono oggettive, e Berlusconi, va detto, non godeva della stessa cortesia che Fazio l’altro giorno ha riservato al premier Monti. Un trattamento di riguardo che professionalmente il giornalista non dovrebbe mai fare, ma che troppo spesso vediamo. L’amplificazione dell’attività di questo o quel politico sono assist per il consenso e la condivisione, assist che avevamo contestato a Minzolini ma che poi, quando è qualcun altro a porli in essere non denunciamo troppo.
Per salvare l’Italia occorre innanzitutto la verità. Parola che Unione Italiana conosce bene avendola inserita nel proprio logo. Insomma Monti è ben “appoggiato” in tv, ma non lo stesso si poteva dire di Berlusconi. Nessuno è super partes, e questa non è una scoperta, ma ci venga risparmiata, in questa fase difficile, l’evidenza di certi comportamenti non proprio deontologicamente corretti.
Siamo in un momento particolare, e se tutti abbiamo dovuto fare un passo indietro, lo facciano anche i professionisti della tv un po’ troppo “mirata”. E mentre i partiti si riorganizzano, e i nuovi come noi si stanno dando da fare per conquistare spazi a 360 gradi, stampa e mass media ci diano almeno l’impressione di essere alla ricerca della notizia.
Marta Moriconi
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