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Nel 2011 ben cento aziende italiane hanno chiesto di essere delocalizzate nel Canton Ticino e fra queste vi è anche un caseificio pugliese. Nel 2011 l’aumento percentuale dei lavoratori frontalieri italiani verso la Svizzera è stato del 7,8 per cento. L’ammontare dei depositi di cittadini italiani in Svizzera è di 160 miliardi di euro nonostante i continui interventi scudati (ben 4 dal 2001) che hanno riportato in Italia 35 miliardi.
Sono ben 4 mila e 100 le imprese edili italiane che nel 2011 hanno lavorato in cantieri svizzeri e la retribuzione mensile netta di un operaio italiano in Svizzera è di 2 mila e 800 euro. La guardia di Finanza di Como nell’anno 2011 ha stanato, attraverso controlli di frontiera e bancari, oltre 40 mila euro al giorno di contanti fuggiti verso i conti di Lugano. A Lugano hanno portato i propri uffici i tre più grandi marchi dell’abbigliamento italiano quali Ermenegildo Zegna, Prada, North Face. Le ragioni di tale emigrazione – anche se la manodopera a Lugano o a Bellinzona costa di più rispetto alla Lombardia – è dovuta al fatto che le tasse non superano il 20 per cento, la burocrazia e la giustizia sono efficienti e c’è stabilità politica e pace sindacale. Dunque, non sono gruppi che aprono a Lugano una semplice “azienda di carta” per sfuggire al fisco, ma è il sistema elvetico ormai a proporre condizioni di lavoro migliori rispetto all’Italia.
Non stanno scappando i grandi patrimoni, che magari sono in Svizzera da decenni, ma i piccoli gruzzoli, quelli di piccoli imprenditori che hanno paura che il fisco italiano si mangi tutto. La disciplina italiana, che regola tutto quello che è liquido, si avventa inoltre come un avvoltoio a partire dall’imposta di bollo per gli strumenti finanziari: infatti è stata introdotta una imposizione su base proporzionale pari all’1 per mille, che per il 2013 sarà dell’1,5 per mille.
Gli estratti conto bancari – nonché gli estratti di conto corrente postale e il rendiconto dei libretti di risparmio anche postali – sono soggetti ad una imposta fissa pari a 34,20 euro se il cliente è persona fisica e con un ammontare medio nell’anno di non oltre 5 mila euro; e diventa 100 euro se il cliente è soggetto diverso da persona fisica. Si tenga inoltre presente che il semplice contante non deve superare i mille euro per pagamenti per cassa e per gli emolumenti (stipendi, pensioni…). E’ posticipato al 31 marzo 2012 il termine entro il quale i libretti di depositi bancari o postali al portatore, con saldo pari o superiore a mille euro, devono essere estinti: ovvero, il loro saldo deve essere ridotto entro tale importo, pena una sanzione pari al saldo del libretto stesso.
Un’altra data da ricordare è quella del 1° gennaio 2012: banche, poste ed altri operatori finanziari erano chiamati a trasmettere periodicamente all’anagrafe tributaria, senza alcuna richiesta preventiva, il dettaglio delle movimentazioni, nonché l’importo delle operazioni finanziarie, anche “fuori conto”, con esclusione solo di quelle effettuate tramite bollettini di conto corrente postale per un importo unitario inferiore a mille e 500 euro. L’Agenzia delle Entrate ha chiesto di poter venire a conoscenza anche di quei movimenti – estratti conto – avvenuti nell’anno 2011.
La conseguenza di queste bazzecole ha fatto sì che l’Associazione Bancaria Ticinese, la più attenta a queste evidenze, ha stimato in 130 miliardi di euro i fondi neri depositati da soggetti italiani (persone fisiche e giuridiche) nelle banche svizzere, dove l’ammontare totale dei depositi con titolari italiani nelle banche svizzere è di 160 miliardi di euro, di cui 130 miliardi a nero e con un ammontare “pulito” di solo 30 miliardi di euro.
Marco Jaeggi, coordinatore del dipartimento delle Scienze Economiche della Libera Università di Lugano, esperto di relazioni bancarie internazionali della Svizzera, ha affermato che i flussi di denaro dall’Italia alla Svizzera, in questo momento si sta “ingrossando”. Perché? La risposta è semplice: gli italiani temono possibili prelievi sul proprio patrimonio. Su quello immobiliare non si scappa, ma se, come fece nel 1992 il governo Amato, lo Stato andasse nottetempo a prelevare una quota sui conti correnti si tratterebbe di un autentico furto legalizzato.
Si deve aggiungere, a quanto detto, che nel prossimo modello dichiarativo (Unico 2012) si dovranno compilare i quadri riguardanti tutti i propri averi: fondi, azioni, quote, obbligazioni, conti correnti così da mettere il fisco nelle condizioni di conoscere lo stato del patrimonio personale. Sull’onda emozionale, i contribuenti italiani cercano misure difensive. Per paradosso le cercano più gli onesti dei disonesti, a costo di contravvenire ai propri principi perché l’evasore, parziale o totale, non ha nulla da perdere: chi dichiara tutto invece sì.
Ricordando che “il denaro non dorme mai”, con una certa rassegnazione dobbiamo affrontare un domani piuttosto ombroso, perché è così la vita di noi esseri umani. Come diceva Rossella O’Hara in Via col vento: “Domani è un altro giorno”.
Alberto Vanzulli
di roberto cerri, il 26 gen 2012
……ma scusate,è ovvio che una persona frontaliera che lavora per una ditta svizzera abbia un conto corrente in svizzera,che lo dobbiamo Ammazzare solo perchè abita “al di qua del confine di 100 metri? come la mettiamo per le persone che magari sono abitanti a Ponte Tresa e lavorano 100 metri
oltre il confine