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Ciò accade non tanto perché abbia dei rimpianti di una stagione fortunatamente finita, e neanche perché pensi che in fondo la grande Balena bianca sia stata il meglio o il meno peggio di tutto. Non ho, invero, né tendenze proustiane di ricerca del tempo perduto, né particolari stimoli personali a militare in partiti confessionali.
Si tratta, invece, della constatazione fattuale che nell’Italia della Prima Repubblica regnava il mono partitismo, nel senso che, al di là della forte opposizione comunista e della destra esiliata dal sistema, tutte le differenze del macrocosmo si riverberavano nel microcosmo democristiano.
In un’ottica del genere, il mastodontico partito di centro non soltanto aveva senso, ma era una garanzia democratica di conservazione del pluralismo d’idee e d’interessi dentro le istituzioni, come per anni Aldo Moro ha continuato a ripetere.
E’ assolutamente normale, a ben pensarci, che ancora adesso a distanza di quasi due decenni dalla fine di quella situazione bloccata vi sia una certa capacità evocativa del centrismo. Un po’ perché la coerenza di Pierferdinando Casini è stata sempre più negli anni quella di voler rimanere fedele a tale idea. Un po’ perché la disfatta del bipartitismo è sotto gli occhi di tutti.
Dunque, al centro esiste un vero e proprio assemblarsi spontaneo di movimenti. Non è un caso che Gianfranco Fini, malgrado la sua origine neo fascista e malgrado una nomenclatura ridimensionata di ex missini, stia puntando proprio ad una federazione con Rutelli e gli ex DC per creare un’alternativa al PDL e a Berlusconi.
Ha senso, tuttavia, in questo momento pensare ad un progetto di Terzo polo? Io sono, a dire il vero, molto scettico. Anzi, sono decisamente contrario. Anche se in politica tutto può accadere, credo che la specificità dualista della logica in vigore impedisca di pensare in termini ternari.
Se c’è una linea anti berlusconiana che da Vendola, passando per Di Pietro, arriva fino al PD è evidente che il fronte comune non permette di concepire un polo moderato che si muova su una linea ideologica diversa da quella della sinistra estrema.
La mia tesi è che lo schema pro/contro Berlusconi è stato in parte superato, sebbene l’unico elemento che giustifichi ancora il passaggio all’opposizione di Fini sia la condivisione di una serie di riferimenti etici che sono opposti a quelli del PDL e della Lega, e dunque inevitabilmente affini alla sinistra.
Le prossime elezioni non permetteranno, pertanto, la sopravvivenza di un Terzo polo non perché elettoralmente non si possano ottenere anche dei consensi al centro, ma perché lo spartiacque non è più percorribile autonomamente in una situazione nazionale e internazionale di questo tipo.
Un esempio può spiegare. Cosa risponde un possibile elettore del Terzo polo se gli si chiede: sei ha favore del riconoscimento del valore unico della famiglia naturale rispetto alle coppie di fatto? O se gli si domanda, sei a favore di accrescere il diritto alla vita fino a giungere ad una revisione della legge sull’aborto? Oppure, credi che il senso della democrazia passi attraverso la rappresentazione politica dell’autorità sociale e non solo della legalità giudiziaria?
La risposta deve essere netta: o sì o no. Pur non riguardando Berlusconi direttamente, è molto chiara ed opposta la tesi di un finiano e quella di un odierno aderente al PDL. Mentre non vi è alcuna differenza, invece, tra Bersani, Vendola e la compagine di FLI. La fragilità politica del Terzo polo, in definitiva, sta tutta in questo reale paradosso, specialmente per il “cattolico
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