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Terzo Polo sì, Terzo Polo no: il Nuovo Polo e Unione Italiana

13 dic 2010 | da Unione Italiana

Unione Italiana è un nuovissima aggregazione politica, che ha una sua recentissima storia, tutta in divenire. C’è pertanto spazio per idee e proposte. Siamo liberi nel pensiero e vogliamo essere corali nell’azione, attorno a un progetto che preveda interventi per l’economia e per il sociale. Nella concretezza. Sempre.

Mi confronto con chi ci legge, perché non concordo sulla esposizione (sempre puntuale e attenta) di Benedetto Ippolito che tratteggia le situazioni del Terzo Polo e di Unione Italiana. Non concordo soprattutto dove lui si domanda (e si risponde) se abbia senso, in questo momento, pensare al progetto di un Terzo Polo.

Scrive: «Io sono, a dire il vero, molto scettico. Anzi, sono decisamente contrarioSe c’è una linea anti berlusconiana che da Vendola, passando per Di Pietro, arriva fino al PD è evidente che il fronte comune non permette di concepire un polo moderato che si muova su una linea ideologica diversa da quella della sinistra estrema. La mia tesi è che lo schema pro/contro Berlusconi è stato in parte superato, sebbene l’unico elemento che giustifichi ancora il passaggio all’opposizione di Fini sia la condivisione di una serie di riferimenti etici che sono opposti a quelli del PdL e della Lega, e dunque inevitabilmente affini alla sinistra».

Un ragionamento simile si avvicina a quello del Cav. che pensa di avere lui il «marchio di fabbrica della destra e del centro destra». Può capitare che su alcune questioni etiche ci si differenzi sia all’interno della destra che all’interno della sinistra; può capitare che si confligga, anche duramente, tra la destra e la sinistra.

Ma PdL e Lega – teniamolo presente – non sono nè la stella polare nè l’assoluto per i valori o per le ideologie che «propugnano». Anche perchè potremmo (parlando come fa la Lega al ventre delle persone) dire che «predicano bene, ma razzolano molto male». Gli esempi? Ben li conoscete!

Le stesse affermazioni possiamo girarle allo schieramento del PD, i comunisti (ma dove sono?) compresi quelli che ci si ostina a chiamare gli «oltranzisti della sinistra», che attualmente non sono neppure rappresentati in Parlamento (i «comunistissimi»).

E inoltre: secondo voi Di Pietro è di sinistra? Suvvia. La sua stessa cultura di «questurino giustizialista» lo pone per uno «stato d’ordine e di polizia»: è sì più vicino al PD che al partito di Berlusconi, ma per la questione della legalità. Di Pietro è un «destroide», se vogliamo ancora usare queste trite e insulse rappresentazioni spaziali.

Comunque vada a finire (bene o male, è un fatto suo e di chi lo segue) Fini ha avuto il coraggio di scrollarsi di dosso il «grande vecchio» che vuole sempre rimanere «l’eterno giovane». Un miraggio e una icona. Ovviamente Fini in questa battaglia trova alleati anche coloro che ideologicamente non sono confinanti con le sue opinioni. E allora? Dovremmo fare finta di nulla e, tenendo buono uno schema di gioco «ideologico», perderci la possibilità unica e irripetibile del cambiamento di questa classe dirigente così tanto screditata, bugiarda, inefficiente e da gettare dalla torre?

Secondo Ippolito (che continuo a stimare per le lucide intuizioni che qui spesso ci propone) le prossime elezioni non permetteranno, pertanto, la sopravvivenza di un Terzo Polo non perché elettoralmente non si possano ottenere anche dei consensi al centro, ma perché lo spartiacque non è più percorribile autonomamente in una situazione nazionale e internazionale di questo tipo.

A mio giudizio a essere disfatto è stato proprio il bipolarismo e non tanto il bipartitismo (aiutato da una pessima legge elettorale) che con IdV, con Lega e con UdC è sopravvissuto alle scelte monolitiche (pigliatutto) del PdL e del PD.

Pertanto i partiti si sono moltiplicati e – in attesa che cambi la «legge elettorale truffa» (non solo «porcellum») che vige nel Paese anche per volontà, guarda un po’, delle stesse forze politiche che ora la criticano – hanno capito che devono allearsi o confederasi per poter tentare di cambiare gli attuali equilibri del potere in Italia. Vogliamo chiamarlo del potere berlusconiano? Va bene, si dica pure così. Tanto Berlusconi è al tramonto sotto ogni punto di vista comunque vada la mozione di sfiducia del 14 dicembre.

Anche moralmente il Cav. non può più insegnarci nulla.

Ha solo trafficato per far emergere lobby di potere e per farle lavorare sotto la sua egida. Politicamente possiamo ripetere come il suo fidatissimo avvocato: «Ma va là, Silvio… spostati in là, fai il bravo». Non lo capirà mai, perché la sua forza è connotata dalla sua presenza al potere. E’ un «padrone», non un politico!

All’elettore, invece, interessa una forte politica sociale ed economica; non si appassiona ai bavagli etici o confessionali, perché possono coesistere con differenti posizioni culturali, tese al bene comune, che non hanno il marchio ideologico né di destra né di sinistra, né del laicismo né dell’integralismo.

Noi siamo «oltre»! Dobbiamo andare «oltre» per dare una prospettiva ad Unione Italiana. Le differenze ora non sono quelle «cosiddette etiche», che diventano (ahinoi!) un paravento, ma sono tra modi differenti di intendere la cosa pubblica e il bene pubblico.

Il fenomeno del Terzo Polo (che io chiamo Nuovo Polo) «non è un fenomeno centrista, ma una transizione a un diverso centrodestra» (come mi spiega l’amico senatore Aventino Frau) visto che il bipolarismo (sia pur gravemente in difficoltà di rappresentazione scenica), nella testa degli elettori non è affatto morto, e neanche nella testa di Fini e Casini.

Inoltre se «non siamo contro Berlusconi né a suo favore», se
fossimo in Parlamento accetteremmo la linea del PdL e del suo leader di
questi ultimi anni ?

Per questo abbiamo creduto in UI, che sta crescendo; ma non possiamo interpretare questo movimento quasi fossimo autonomi da tutti, assolutamente corazzati, totalmente coerenti anche se ancora vagamente minoritari.

Quando, invece, basterebbe anche una sola grande idea (sulla riforma fiscale ad esempio?) che divenisse il nostro cavallo di battaglia per spostarci da questo «parcheggio» e iniziare a fare davvero una proposta politica definita, riconoscibile e che ci identifichi chiaramente.

Radicarci sul territorio spinti quasi fossimo una Nuova Forza Italia non ci fa guadagnare terreno. Sono le nostre storie politiche che cozzano con certi comportamenti e quindi occorre cambiare senza incertezze registro. Meglio la implosione di questo sistema e dalla catarsi ne uscirà la chiarezza e una rinnovata Repubblica nel rispetto delle regole e delle istituzioni. Che ancora ci sono!

Gianluigi Margutti

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di Gianmaria, il 14 dic 2010

Condivido. Occorre andare oltre le definizioni di terzo polo-terza coalizione.
Berlusconi e questo dipolarismo non sono l’unica forma di politica in Italia.
Chi lo avrebbe detto che la DC ed il pentapartito cadessero? Chi avrebbe mai immaginato la fine del blocco comunista nel giro di pochi mesi?
Gli scenari politici che a volte sembrano cristallizzati per decenni, possono cambiare per spinte democratiche in poche settimane.
Il compito di Unione Italiana e’ coraggiosamente quello di porsi come protagonista. Con le sue idee e sue proposte innovativie, senza cadere nella tentazione di entrare nella comoda logica delle alleanze per paura di non riuscire a “sfondare”.

Avevo gia’ menzionato in uno dei miei primi interventi, giusto un anno fa, la riforma fiscale. Mi fa piacere che una persona esperta e ponderata come il dottor Margutti Gianluigi ne parli. Il sistema attuale non e’ piu’ sostenibile. Il paese ed il momento storico sono pronti per scelte coraggiose.
Una riforma che porti la fiscalita’ a due aliquote secche. Una fiscalita’ che rilanci l’economia privata e premi il rischio dell’imprenditoria. E’ cosi’ che le grandi economie mondiali hanno superato i periodi di crisi (vedi Stati Uniti con Reagan e Inghilterra con la Thatcher negli anni Ottanta).
E’ provato che sgravi fiscali rilancino l’economia e quindi creino le prospettive per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Un’altra coraggiosa posizione che portera’ sicuramente consensi a Ui e’ la lotta per l’eliminizazione degli ordini e delle tariffe minime. E’ stata una vergogna che il parlamento abbia approvato di recente una legge per il ripristino delle tariffe minime per gli avvocati. Cosi’ si proteggono solo i grandi studi gia’ affermati, senza dare spazio ai giovani laureati che si apprestano ad esercitare la libera professione.
Farmacisti, notai, giornalisti. Solo in Italia ci sono categorie tali. Occorre fare una scelta politica determinata, proprio adesso che il Paese non regge piu’ i vecchi schemi e i freni che ne rallentano crescita e creativita’.

Lotta alla criminalita’. Seria lotta alla criminalita’ organizzata, in tutte le regioni di Italia. Le leggi gia’ ci sono, basta applicarle. A cio’ occorre abbinare un approccio culturale che non lasci spazio alcuno alla tolleranza dei fenomeni criminali e al clientelismo. Una cultura che sia portata a denunciare il prepotente, non a conviverci. Ovviamente tutto cio’ deve essere accompagnato da una presenza forte delle istituzioni statali, purtroppo ancora troppo assenti in certe realta’ (al nord come al sud).

Combattere l’evasione fiscale, che come in un circolo vizioso costringe lo Stato ad inasprire le aliquote.

Attirare capitali stranieri (FDI). Per fare cio’ bisogna semplificare legislazioni e incentivare gli investitori esteri. Darsi degli obiettivi e poi pianificare come raggiungerli. Ad esempio aumentare del 50% gli investimenti stranieri in 5 anni. Una volta fissato l’obiettivo, si studiano i mezzi per realizzarlo.
Creare le condizioni per cui le regioni competano tra loro per attirare capitali. Accade negli Stati Uniti. E senza andare lontano, accade anche in Svizzera, dove i vari cantoni eccellono nell’offerta di condizioni migliorative per creare un clima piu’ favorevole alla crescita.

Ancora lunga e’ la lista. Ma gia’ proporsi come movimento con le idee chiare sui punti sopra, farebbe la differenza e posizionerebbe Ui come il nuovo soggetto da cui prendere esempio.

Cosa c’e’ da perdere?

di Gianluigi Margutti, il 14 dic 2010

Grazie per il commento, molto congruo e integrativo!
Sarebbe buona cosa continuare in questi confronti, allargando la nostra platea.
Ci possono aiutare gli amici che ci seguono?
Buon pomeriggio!

Berlusconi oggi ha vinto di stretta misura, ma il Paese non è un campo di calcio per i tornei.
Occorre risolvere i problemi degli Italiani…

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