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La rassegna stampa di Unione Italiana – 25 marzo 2011

25 mar 2011 | da Unione Italiana

Dal Nord Africa al Giappone: come il mondo
ci distoglie dalle nostre (italiane) miserie

Fino ad un mese fa era quasi un disco rotto: la fiducia al governo, il Caso Ruby, il rapporto tra Lega e Berlusconi, il toto ‘vero premier’ di questo esecutivo, gli attacchi e contrattacchi tra il Cav. e i suoi e la magistratura, il ‘tradimento’ di Fini, la questione Federalismo… Tutte le nostre ‘italiane miserie’, insomma, che ci costringevano a concentrarci continuamente sul nostro piccolo, provinciale orticello. E’ stata la crisi dei regimi Nord Africani la prima a distoglierci dai problemi squisitamente nazionali: poi è stata la volta del terremoto con conseguente tsunami in Giappone, e del disastro nucleare che ha portato la Comunità mondiale, ma soprattutto europea, a riflettere sulla opportunità di continuare a produrre energia grazie alle centrali atomiche. La nostra ‘italo-centricità’ ha iniziato così a naufragare: e i problemi e le cause del premier a diventare più piccole di fronte alle crisi mondiali.
Ecco così l’Italia festeggiare la sua Festa dell’Unità Nazionale nonostante le critiche dei leghisti legate al Federalismo; ecco l’opinione pubblica, e il governo di conseguenza, porsi domande concrete sui pericoli del nucleare e prendersi un altro anno di tempo per decidere; ecco Lampedusa ‘invasa’ da clandestini e da migranti, qualche volta in fuga dai regimi altre volte no: ma certo l’isola siciliana è stata abbandonata al suo destino di ‘ricettacolo’ di flussi migratori del Mediterraneo dalla sua stessa nazione di appartenenza; ecco i nostri aerei militari e le nostre navi entrare nel conflitto euro-americano contro il regime di Gheddafi: o meglio, a favore della richiesta di aiuto e di libertà degli insorti. Nel giro di un mese, insomma, le sorti del mondo ci hanno costretto nella maniera più cruda possibile ad uscire dal gossip e ad entrare nell’attualità. a.l.


Da La Stampa

Comando Nato entro domenica – Gheddafi bombarda Ajdabiya
Guerra casa per casa a Misurata, Berlusconi: soddisfatto da intesa. L’Onu: possibili 250mila rifugiati
In attesa che la Nato assuma il comando delle operazioni in Libia a Misurata si continua a combattere, mentre le forze di Gheddafi hanno ripreso a bombardare Ajdabiya, città a 50 chilometri da Bengasi. Per la Clinton i lealisti arretrano ma restano una minaccia e la Francia ipotizza «settimane» non mesi di operazioni militari. Nella terza città del paese gli uomini del Colonnello stanno bersagliando la città con il fuoco dei tank e avanzano cercando di entrare nel centro abitato in modo da evitare i raid della coalizione alleata. Negli scontri – ha detto una fonte medica citata dal Telegraph – sono rimaste uccise almeno 109 persone e i feriti sono oltre 1300.
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Da L’Unità
Libia, alla Nato il comando. Anche per agire a terra
La Nato assumerà il comando di tutte le operazioni militari in Libia e guiderà la coalizione internazionale impegnata a far rispettare la risoluzione 1973 dell’Onu. Lo hanno riferito fonti dell’Alleanza atlantica a Bruxelles, poi confermate, sottolineando che la decisione sarà definita in una riunione in programma domenica nella capitale belga. Il comando Nato significa che alla ‘Coalizione dei volenterosi’ subentrerà una coalizione internazionale guidata dall’Alleanza. Berlusconi si è detto soddisfatto.
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Da Libero
Frattini: ‘Nato, il comando entro domenica o lunedì’
Il comando delle operazioni in Libia, nonostante le ritrosie non ancora sopite di Nicolas Sarkozy (che insiste sulla compressione dei poteri per il Patto Atlantico), passa alla Nato. Il ministro Frattini sottolinea che il passaggio avverrà “tra domenica e lunedì”. Se inizialmente era trapelato da fonti diplomatiche che il Patto Atlantico avrebbe dovuto badare al mantenimento della no-fly zone e garantire l’incolumità dei civili, successivamente si è appreso che la Nato assumerà la guida di “tutte le operazioni militari in Libia”.
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Da Il Giornale
A Lampedusa ora manca l’acqua Per Maroni e Frattini missione a Tunisi
Un’altra lunghissima giornata di assedio per Lampedusa. Gli arrivi incessanti superano i trasferimenti e nonostante i ponti aerei e l’intervento della nave militare San Marco non si riesce a decongestionare l’isola dove scarseggia persino l’acqua. Nel giro di 24 ore sono sbarcate altre 600 persone che hanno prontamente rimpiazzato i 498 migranti trasferiti ieri con la San Marco nel villaggio della solidarietà di Mineo e quelli distribuiti nei vari centri di identificazione, Cie, sulla penisola con i voli.
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Da Il Corriere della Sera
Lampedusa, ritorna nave San Marco: deve imbarcare circa 400 migranti
Intanto Maroni e Frattini si sono recati a Tunisi per incontri istituzionali al fine di frenare gli sbarchi
È nuovamente a Lampedusa la nave S.Marco, l’unità anfibia della Marina utilizzata in questi giorni per portare via dall’isola i migranti. La S.Marco, in giornata dovrebbe imbarcare circa 400 persone, che potrebbero essere portate in Puglia, nella tendopoli che i vigili del fuoco stanno allestendo a Manduria. Sull’isola, intanto, restano ancora più di quattro mila immigrati, anche se nella notte appena trascorsa non ci sono stati sbarchi.
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Da Libero
Immigrati: Librandi (Unione Italiana), Lampedusa abbandonata da istituzioni
“Lampedusa abbandonata dalle istituzioni e strumentalizzata dalla Lega”. Lo afferma, in relazione all’emergenza immigrati, Gianfranco Librandi, segretario di Unione italiana, nuovo partito nazionale che ha come obiettivo quello di rafforzare l’attuale centro-destra; imprenditore sceso in politica, che lavora in Italia e soprattutto all’estero, in primis in Cina (titolare della Tci, alta tecnologia da illuminazione), vicino ai Responsabili di Moffa e alleato della Moratti a Milano, come candidato sindaco ha fatto un passo indietro, ha una ricetta alternativa a quelle ascoltate finora o nemmeno pensate dalle istituzioni.
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Da Il Sole 24 Ore
Sale la tensione a Lampedusa. Maroni e Frattini a Tunisi per frenare gli sbarchi
Obiettivo: frenare gli sbarchi di tunisini verso Lampedusa, che sono già oltre 15 mila nei primi tre mesi dell’anno. Con questo intento i ministri degli Interni e degli Esteri, Roberto Maroni e Franco Frattini, sono a Tunisi per una serie di incontri istituzionali. A partire dall’incontro con il premier tunisino Beji Caid Essebsi, oltre che con alcuni ministri. «Abbiamo chiesto al governo tunisino – ha spiegato Maroni – di rafforzare i controlli marittimi: è una preoccupazione ben presente in loro che ci hanno detto che intensificheranno la vigilanza».
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Da Libero
Fukushima, allarme sale a livello 6 Nuova emergenza: fumo da reattore 3
L’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale giapponese ammette che la situazione a Fukushima è, forse, più grave di quel che sembra. L’alto, altissimo livello di emissioni radioattive dal reattore numeno 3 dell’impianto fa pensare a possibili danni alla vasca, ai tubi o alle valvole. “Al momento i nostri dati suggeriscono che il reattore numero 3 mantenga alcune funzioni di contenimento, ma vi sono buone possibilità che il reattore sia danneggiato”, ha ammesso Hidehiko Nishiyama, portavoce dell’ente governativo, citato dall’agenzia stampa Kyodo.
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Da Il Corriere della Sera
Giappone, in ospedale due lavoratori. Sale la radioattività a Fukushima
La presenza di iodio nel mare nei pressi della centrale è aumentata fino a 147 volte i livelli fissati dalla legge
Due lavoratori impegnati al reattore tre della centrale nucleare Fukushima 1, danneggiata dal sisma e della tsunami dell’11 marzo scorso, sono stati ricoverati in ospedale perché colpiti da bruciature dovuti a radiazioni di particelle beta. Lo ha annunciato l’Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare, precisando che le loro condizioni sono stabili. I due sono rimasti con i piedi nell’acqua radioattiva mentre cercavano di collegare cavi elettrici. su di loro sono stati rilevate radiazioni pari a 170-180 millisievert, su un massimo ammesso di 250 millisievert.
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Da Il Sole 24 Ore
In Giappone ancora un mese di lavoro alla centrale
È una lotta contro il tempo quella che sta avvenendo alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi in Giappone. Dopo il terremoto e lo tsunami dello scorso 11 marzo, i dipendenti dell’impianto nucleare giapponese stanno escogitando tutti i modi possibili per frenare l’incessante flusso di emissioni radioattive nell’aria. Gli esperti sostengono che quelle di Fukushima siano centrali di seconda generazione, progettate addirittura prima dell’incidente avvenuto a Three Mile Island in Pennsylvania nel 1979, episodio che aveva sollecitato a sviluppare maggiori sistemi di sicurezza.
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